Il vino Caprettone un autoctono di vocazione
La Campania ha rappresentato uno dei più antichi nuclei di insediamento, coltivazione e propagazione della vite, ed ancora oggi, nell’ambito della viticoltura italiana si caratterizza per l’elevato numero di varietà di viti e per la presenza di ceppi centenari in molti vigneti.
Questa particolare condizione della viticoltura campana deriva dalla singolare combinazione di più elementi strutturali: storici, sociali, geografici e culturali. La frammentazione spinta della proprietà fondiaria, l’orografia della regione, la natura vulcanica dei terreni, alcune pratiche tradizionali come la moltiplicazione della vite per propaggine o la consociazione di più varietà nei vigneti, rendono oggi la Campania un serbatoio importante da cui attingere per il miglioramento genetico della vite, in termini fitosanitari e di resistenza alle malattie e per diversificare le produzioni enologiche.

Lo studio di una realtà così ricca e complessa, peraltro resa difficile da diversi casi di sinonimia consolidati nel tempo e radicati nelle tradizioni popolari, ha portato, per il momento, sulle oltre 100 varietà di cui si è avuto notizia, allo studio e alla descrizione di quarantatre varietà autoctone di vite, presenti nelle province della Regione. Lo studio effettuato dal Dipartimento di Arboricoltura della Facoltà di Agraria della Federico II, utilizzando metodi ampelografici tradizionali e nuove tecniche biomolecolari di identificazione varietale, ha interessato sia varietà a bacca bianca che varietà a bacca nera. Una decina di queste varietà sono già incluse nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite e largamente coltivate in Campania, mentre le altre 34 non sono inserite nel suddetto Registro e non sono mai state oggetto di un approfondito studio ampelografico. Di queste, 9 sono presenti in modo significativo in importanti areali vitivinicoli della Regione, dove danno origine a produzioni enologiche localmente molto apprezzate e meritevoli di ulteriore valorizzazione; mentre le altre 25 varietà, o sono diffuse in areali limitati, o presenti con pochi ceppi in vigneti vetusti.
Tra quelle a bacca ‘bianca diffuse in areali limitati spicca il Caprettone, un vitigno a bacca bianca noto fin dall’inizio del secolo scorso; si presume ottenuto da seme di “Zi Peppe” e soprannominato localmente Caprettone, in zona Viuli, al confine di Trecase.
Il Caprettone, all’inizio poco noto, successivamente si diffuse nell’intera area vesuviana
in alcuni comuni localizzati alle pendici del Vesuvio dove era coltivato più per la quantità che per la qualità del prodotto ottenuto.
Il nome del vitigno fa probabilmente riferimento alla forma del grappolo, simile alla barbetta della capra, o ai pastori che allevavano la Capra napoletana sulle pendici del Cono Somma-Vesuvio e che ne intrapresero la coltivazione.
Il Caprettone è stato in passato assimilato e scambiato erroneamente col vitigno Coda di
volpe bianca, dal quale si differenzia però per molti caratteri: foglie più grandi, grappolo più spargolo e più tozzo, ma soprattutto si differenzia perché privo della cosiddetta “virgola finale”.

Germoglia intorno alla terza decade di aprile, per fiorire intorno alla seconda decade di
giugno e giunge alla maturazione fisiologica entro la terza decade di settembre. Sulle pendici del Vesuvio è il primo vitigno in ordine di tempo ad essere vendemmiato, anche a partire dalla festività di S. Gennaro, al fine di non rischiare di disperderne il corredo acido accumulato.
Il grappolo si presenta di taglia grossa, lungo, semplice, alato, conico-cilindrico e mediamente compatto. Gli acini, di grandezza media, si presentano corti e di forma arrotondata, con spessore della buccia media e leggera pruina, con polpa succosa e poco colorata. Il vitigno presenta una media resistenza alle avversità climatiche ed una buona resistenza agli agenti parassitari.

È un vitigno raramente vinificato da solo, concorre all’uvaggio della DOC Lacryma Christi del Vesuvio e dell’IGT Pompeiano ed è indicato nella proposta di Disciplinare di produzione del vino ad Indicazione Geografica Tipica “Catalanesco Del Monte Somma “(con la seguente composizione ampelografica: Catalanesco bianca, minimo 85% Caprettone, massimol5%).
Affiancata alla produzione IGT di questo vino, effettuata sulla base dell’omonimo disciplinare, esiste ancora una tradizione produttiva contadina, che genera un vino artigianale, caratteristico, dall’odore vinoso con leggero e gradevole aroma e di buona gradazione alcolica.
Il vino che si ottiene vinificando in prevalenza uve di Caprettone, si presenta di colore giallo paglierino carico, ricco ed elegante al naso, con intense note di erbe selvatiche; secco, leggermente acidulo ma sempre in un contesto di grande equilibrio e di morbidezza gustativa, che ne amplifica notevolmente le possibilità di abbinamento, come aperitivo con formaggi freschi e crudi di pesce e crostacei, dall’insa lata di mare al polpo in cassuola, dalla menesta maretata alle carni bianche e alle zuppe di legumi, dall’impepata di cozze agli spaghetti con i pomodorini del Piennolo Vesuviano. Un abbinamento di territorio: con il baccalà di Somma Vesuviana.
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